giovedì 13 aprile 2017

“LA FORMAZIONE SARTORIALE DEL MASTER, DOVE TI INSEGNO SE IMPARO DA TE”

A margine della sua lezione agli allievi dell’edizione 2017, lo chef tre stelle Michelin Massimiliano Alajmo illustra i plus del corso



Massimiliano Alajmo ha avuto un ruolo importante nella definizione dei contenuti che avrebbero caratterizzato il Master della Cucina Italiana sin dal suo esordio. Non a caso, assieme al fratello Raffaele e al dottor Mauro Defendente Febbrari, è stato chiamato a far parte del Comitato scientifico presieduto da Sergio Rebecca. Il perché di questa scelta era chiara fin da principio: nel boom registrato dalla cucina e dagli chef, grazie alla forte mediaticità di questa professione, la società organizzatrice del Master, Esac Spa, ha voluto puntare fin da subito su un percorso di grande serietà, offrendo agli allievi l’opportunità di incontrare i grandi professionisti del food in un reale “faccia a faccia” con la realtà di un mestiere che regala grandi soddisfazione, ma richiede anche grande studio e dedizione.
Massimiliano Alajmo riassume così, a margine della sua lezione tenuta agli allievi del master della Cucina Italiana 2017, la filosofia che lo ha guidato nel contribuire alla costruzione di questo corso: “Il consiglio che posso dare ai giovani è quello di corrispondere alla propria natura”. Se vogliono diventare dei cuochi non devono farsi abbagliare dallo “star system”, dunque non devono seguire dei format che promettono di diventare delle stelle. Devono invece – continua - ascoltare se stessi e soprattutto la materia, che ci regala molte più emozioni e molte più verità”.
Sembra paradossale ma il Master , spiega lo chef tre stelle Michelin de Le Calandre, “non ha come primo intento quello di formare dei cuochi, bensì di aprire la mente per far corrispondere la natura dei ragazzi e far loro conoscere questo mondo meraviglioso che è la gastronomia. A loro poi la scelta su come aderire a questo innamoramento, vuoi che diventino grandi cuochi o grandi appassionati”.
Il Master della Cucina Italiana rivendica dunque una sua particolarità, rispetto a tutti gli altri percorsi formativi: “E’ una scuola che non ha precedenti – continua Alajmo - e non è altro che un luogo dove si punta all’apertura mentale. Ci sono materie come chimica e fisica degli alimenti, estetica, profumeria, team building, oltre ovviamente a quelle più pratiche di cucina e pasticceria. Nelle lezioni del Master il rapporto alunno insegnante è molto vicino fino a quasi confondersi e il privilegio è di  offrire una formazione che è come una sartoria. Qui – conclude lo chef Massimiliano Alajmo - i ragazzi, 20 all’anno,  possono manifestare il proprio desiderio di conoscenza, il dubbio, instillare domande negli insegnanti. E gli insegnanti portano un  grande messaggio: ti insegno se imparo con te”.
E a chi si chiede perché il piano di studi del Master sia così ampio, rispondiamo concentrandoci su una materia “Analisi sensoriale”. Perché è così importante studiarla? Una risposta ci arriva, indirettamente, dalla videointervista pubblicata a lato, in cui Massimiliano Alajmo ci spiega il suo utilizzo delle essenze in cucina.





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