mercoledì 28 febbraio 2018

CHEF CICCIO SULTANO: “IL CUOCO? DEVE DARE FELICITA’ AI PROPRI CLIENTI”

Il bistellato chef siciliano al Master della Cucina Italiana 2018: “I giovani vedono rimbalzare gli chef tra web e tivù; dobbiamo riportare questa figura alla realtà”

C’è un legame forte che unisce il Master della Cucina Italiana allo chef Ciccio Sultano, due stelle Michelin del ristorante Duomo di Ragusa Ibla. Non solo perché fin dalla prima edizione possiamo annoverarlo nel nostro team di docenti di Cucina d’Autore, ma anche perché ha creato un dialogo tra la nostra scuola e una grande regione italiana: la Sicilia. Come presidente dell’associazione Le Soste di Ulisse (da poco tempo guidata da un altro grande chef come Pino Cuttaia), ha infatti promosso una selezione dei migliori allievi delle scuole alberghiere siciliane per dare ad un giovane promettente cuoco la possibilità di frequentare il nostro corso. Ne è nato un contest che ha messo in luce come la Sicilia non sia solo uno straordinario territorio dal punto di vista del gusto, ma anche una fucina di giovani talenti.


L’obiettivo finale de Le Soste di Ulisse -  che riunisce alcuni dei più importanti protagonisti dell’ospitalità e della ristorazione siciliana -, è comunque quello di porre le basi  per la valorizzazione dei giovani dando risalto al vero mestiere del cuoco: “Nel web come alla televisione – ci spiega lo chef Ciccio Sultano a margine della sua lezione agli allievi dell’edizione 2018 -  il cuoco rimbalza un po’ come una pallina di ping-pong,  invece noi vorremmo riportare alla realtà la visione che si ha della figura del cuoco: vogliamo far capire che si tratta di una persona che mette un sacco di energia per raggiungere risultati straordinari in cucina.  C’è tanta ricchezza di materie prime straordinarie attorno al cuoco, sta lui trasformare tutto questo con creatività, con un occhio però anche all’aspetto imprenditoriale”.


Per tanti allievi del Master l’obiettivo è, in effetti, quello di diventare degli ottimi cuochi, ma il sogno per tanti è guidare la propria cucina, se non il proprio ristorante. “Si diventa chef nel momento in cui si è in grado di dare una identità personale alla cucina che si propone e quando si riesce e esprimere la propria appartenenza geografica, lavorando in qualche modo a difesa del territorio – è in tal senso l’opinione dello chef Ciccio Sultano-. L’obiettivo non deve essere quello di diventare chef stellati: anche una buona trattoria di grande qualità è oggi un luogo dove difendere il nostro patrimonio enogastronomico.”. La domanda a questo punto è d’obbligo: un consiglio per i futuri chef? “E’ sempre difficile farlo, di certo quello di tenere duro, di non mollare mai, di lavorare dando dignità ai propri fornitori e alle materie prime che si usano e poi di  farsi guidare da un imperativo, quello di dare felicità ai propri clienti”

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